Una residenza contemporanea nel paesaggio ulivato di Lanciano
L'edificio si sviluppa su due livelli attraverso una composizione volumetrica a corpi sfalsati, pensata per instaurare un dialogo diretto con l'uliveto circostante. Ogni ambiente si apre verso l'esterno grazie a un sistema di vetrate a tutta altezza, mentre la piscina diventa asse compositivo dell'intera residenza, raddoppiando per riflesso i volumi architettonici al calare della luce.
Il nome del progetto non è decorativo, ma dichiara una matrice culturale precisa: ZEN HOUSE nasce dall'incontro tra l'estetica giapponese, studiata a fondo dall'arch. Laura Crognale, e i caratteri del paesaggio mediterraneo in cui la residenza si colloca. Non un'importazione stilistica, ma una traduzione: i principi dello Zen, il vuoto, il silenzio, la sottrazione, vengono reinterpretati attraverso la luce, la pietra e la vegetazione locale. Sulla facciata, una sequenza di tubi in metallo richiama le canne di bambù presenti nel giardino: un filo rosso che lega materia costruita e riferimento orientale.
Gli interni sono rifiniti in polvere di argilla naturale, una scelta che privilegia materiali a basso impatto ambientale e un'estetica di grande sobrietà tattile e cromatica.
Il paesaggio esterno è stato progettato come un elemento pensato al pari dell'architettura: oltre 4.000 essenze floreali in voga negli anni '40, molte delle quali oggi rare o a rischio di estinzione, compongono un giardino che recupera un patrimonio botanico in via di scomparsa. Sul retro della proprietà, un grande gelso bianco secolare accompagna un orto coltivato con sementi francesi, a completamento di un progetto che intreccia architettura, botanica e memoria del paesaggio agricolo abruzzese.